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domenica 20 febbraio 2011

Non mangiare pesce crudo marinato

E' rischioso mangiare filetti di pesce crudo marinati o conditi soltanto con olio, sale e limone.

L'allarme è della stessa Associazione nazionale delle aziende ittiche (Assoittica Italia) che ha riunito il proprio comitato scientifico dopo aver costatato una crescente presenza di larve di Anisakis in tantissime specie ittiche, anche di elevato valore.

Si tratta di un parassita che viene completamente neutralizzato da una normale cottura e anche dalla congelazione-surgelazione per almeno 24 ore del pesce crudo eviscerato, ma se ingerito vivo e vitale può provocare nell'uomo la formazione di granulomi e ulcere nello stomaco, per cui spesso si rendono necessari fastidiosi interventi medico-chirurgici.

Secondo recenti indagini questo parassita è presente ormai nell'80 per cento del pescato, ma non si possono controllare tutti i pesci, poiché si bloccherebbe il mercato, quindi i controlli sono a campione. Sta al consumatore non correre rischi evitando di mangiare pesce crudo marinato o soltanto affumicato, che viene proposto da diversi ristoranti, specialmente cinesi e indonesiani.

I pesci congelati e surgelati non comportano invece rischi e, come si è detto, anche quelli cotti.

Il problema comunque non è nuovo poiché era già sorto nel 1992 quando le larve di Anisakis furono ritrovate in alici e sardine e poi anche in merluzzi, triglie, sgombri, pesci sciabola, eccetera.

Il ministero della Sanità emanò un'ordinanza, che risulta ancora in vigore, con la quale vietò a ristoranti e mense collettive di servire pesce crudo marinato o affumicato a freddo, a meno che non si trattasse di pesce congelato o surgelato, raccomandando altresì ai consumatori di cuocere il pesce ad almeno 60 gradi per dieci minuti.

Fonte


lunedì 17 gennaio 2011

WikiLeaks: conti segreti offshore ultra-milionari di 40 politici

L'ex-banchiere Rudolf Elmer
Londra - Dopo la "Lista Falciani" potrebbe essere rivelata la "Lista WikiLeaks", visto che domani un ex direttore della filiale alle Cayman della "Julius Baer" consegnerà a Julian Assange due CD con 2.000 nomi, tra cui "almeno 40 di politici".

Dopo Hervé Falciani, che aveva sottratto al gruppo bancario inglese Hsbc dove lavorava una lista di 6mila contribuenti "evasori fiscali", ecco che un'altro dipendente di banca, Rudolf Elmer, intende svelare i nomi di chi possiede conti segreti offshore per evadere le tasse nel proprio Paese. Come Hervé Falciani (Lista Falciani e il sistema opaco delle banche. Anche VIP indagati - http://tinyurl.com/5rgqt3m), anche l'ex direttore della filiale alle Cayman della importante "Julius Baer" Rudolf Elmer sembra essere mosso da una sete di giustizia, spiegando al domenicale britannico "The Observer" che l'ha intervistato che vuole "render pubbliche queste informazioni per educare la società". E anche per questo motivo si è affidato a WikiLeaks, a cui consegnerà due CD contenenti circa 2.000 nomi tra cui "almeno 40 di politici" che "usavano lo schermo di segretezza offerto dalle banche offshore per evitare di pagare le tasse", spiega sempre l'ex banchiere (La Stampa - http://tinyurl.com/5unpwa3). I dati che saranno consegnati domani al Frontline Club di Londra, l'istituzione di giornalisti che ha ospitato Julian Assange prima dell'arresto, sono relativi a ben 3 istituti finanziari e vanno dal 1990 e 2009. "WikiLeaks esaminerà i dati e se troverà casi reali di evasione fiscale procederà alla pubblicazione" ha però sottolineato Rudolf Elmer al giornale svizzero Sonntag. Alla consegna dei CD dovrebbe essere presente lo stesso Julian Assange. Rudolf Elmer già nel 2007 consegnò a Julian Assange una lista di 15 nomi, che finora non sono stati mai diffusi, come quelli di una grossa istituzione finanziaria americana, probabilmente la Bank of America, che WikiLeaks tiene forse nel cassetto pronto a divulgarla se si trovasse in una situazione di pericolo. L'ex dipendente della "Julius Baer" fu licenziato nel 2002 e tra 3 giorni (19 gennaio) si dovrà presentare davanti alla magistratura svizzera per violazione del segreto bancario.

(Jessica Montani, Fonte)

domenica 16 gennaio 2011

Invasione di coccinelle in tutto il mondo


Coccinelle asiatiche alla conquista del mondo

15 ottobre 2007 - Vengono dall’Asia e stanno minacciando le coccinelle britanniche: sono le Harmonia axyridis, le coccinelle arlecchino. Il nome comune di questa specie si riferisce alla variabilità delle elitre, che possono mostrare molti colori e disegni differenti.

La loro nicchia ecologica si sovrappone parzialmente a quella delle coccinelle indigene: sono predatrici e tra le loro vittime ci sono altre specie di coccinella, uova e bruchi di farfalle. Le coccinelle arlecchino sono arrivate nel Nord America nel 1988 e da allora hanno conquistato il continente.

Sbarcate in Inghilterra nel 2004, hanno conquistato velocemente il sud-est dell’isola. Le autorità locali hanno chiesto alla popolazione di inviare foto delle coccinelle, qualora le avvistassero, per monitorare l’invasione.

Le coccinelle vengono usate nella lotta biologica, visto che si nutrono degli afidi delle piante. Il problema di questa specie e’ che ha un alto tasso riproduttivo e le femmine sopravvivono agli inverni molto meglio delle nostre specie. Il vantaggio non e’ limitato alle specie britanniche; uno studio dell’università di Bologna ha dimostrato che c’è il rischio concreto che invadano anche l’Italia.

Fonte

Invasione di coccinelle dipinge di rosso il Colorado

16 luglio 2009 - Le cause dell’invasione vengono riportate ad una primavera particolarmente piovosa e al clima umido. In ogni caso, le coccinelle sono insetti utili (si nutrono fra l’altro di afidi, i “pidocchi delle piante”) e vengono impiegate nella lotta biologica. E poi si dice anche che le coccinelle portino fortuna…



Sono "aliene". Invasioni di coccinelle segnalate in tutta l’Italia settentrionale: intervista a un esperto

26 ottobre 2009 - Sono coccinelle “aliene”. Ho intervistato un esperto per avere lumi sulle invasioni di coccinelle in Italia settentrionale e nel Canton Ticino [...].

Mi sono stupita: dal Piemonte al Veneto, tanta gente si è ritrovata la casa letteralmente tappezzata di insetti. Così ho parlato con Gianumberto Accineli, entomologo dell’Università di Bologna. L’ho rintracciato attraverso Eugea, una società formata da ricercatori bolognesi che vende fra l’altro coccinelle da liberare in giardino per combattere gli afidi.

Mi ha detto che queste coccinelle sono “aliene”: una specie asiatica, non italiana, che l’uomo ha diffuso fuori dall’habitat originario. Sì, dice, è normale che si riuniscano: anche se l’entità del fenomeno è un po’ inaspettata.

Dottor Accinelli, sono normali tutte queste invasioni di coccinelle?

L’aggregazione autunnale è assolutamente normale, soprattutto nelle zone collinari. Le coccinelle secernono un feromone (una sostanza chimica capace di provocare reazioni nel comportamento degli individui appartenenti alla stessa specie, nrd) che si chiama appunto “feromone d’aggregazione”. Si radunano per andare a svernare sotto i massi, o in ripari artificiali come gli scantinati.

E allora dov’è la stranezza?

Queste sono coccinelle arlecchino, arrivate in Italia dall’Asia negli Anni 90. C’era da aspettarsi, appunto, di vedere qualche aggregazione notevole. Ma non una cosa come quella che ora viene descritta. Nulla di pericoloso, comunque.

Ci arriviamo. Prima però bisogna capire cosa ci fanno in Italia le coccinelle asiatiche.

Sono state introdotte per la lotta biologica: mangiano gli afidi che infestano le colture orticole. Così si evita di usare i pesticidi. Anche le coccinelle nostrane mangiano gli afidi, ma le arlecchino sono molto più efficienti. Autentiche macchine da guerra.

Come si distinguono le coccinelle nostrane dalle asiatiche?

Dal numero dei punti neri. Le specie italiane più comuni ne hanno, rispettivamente, due e sette. Le asiatiche hanno un numero di punti e una livrea molto variabile. Per questo si chiamano appunto “arlecchino”.

E, una volta liberate, le coccinelle asiatiche si sono moltiplicate a dismisura: la vecchia storia delle specie aliene che l’uomo ha diffuso fuori dall’habitat originario.

I nemici delle coccinelle nostrane hanno imparato a predare anche le coccinelle asiatiche. Il numero dei predatori impiegherà qualche tempo per crescere adeguandosi all’abbondanza delle prede – è un fenomeno ben conosciuto in natura – ma poi si arriverà all’equilibrio.

E’ stato questo uno dei pochissimi casi in cui la lotta biologica ha avuto un impatto negativo, a fronte degli enormi effetti positivi legati all’aver evitato l’uso dei terribili pesticidi. Ora comunque le biofabbriche – le aziende che allevano insetti utili – hanno smesso di produrre coccinelle asiatiche, e offrono solo quelle nostrane. Non lo impone la legge: è stata un’autolimitazione.

E comunque delle invasioni di coccinelle, sebbene “aliene”, non c’è da avere paura

No, assolutamente. Non bisogna preoccuparsi nè spaventarsi. Le coccinelle sono velenose – anche quelle nostrane – ma solo se vengono mangiate. Chi si sognerebbe mai di mangiare coccinelle? Possono dare un pochino di cattivo odore quando vengono spaventate: tutto lì.

Fonte

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